29 dicembre 2015

Bender, a me non interessa se sei ricco. Ti amo per la tua intelligenza artificiale e il simulatore di sincerità.
Futurama

Una macchina può prevedere il comportamento umano? Ebbene sì, non è fantascienza, ma realtà: i ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno realizzato una macchina in grado di farlo senza alcun aiuto di un operatore; questo avviene attraverso un algoritmo di informazioni e pattern estrapolati da database che gestiscono grandi moli di dati (BIG DATA).

Siamo già a conoscenza delle innovazioni in questo campo: le macchine oggigiorno riescono a scrivere, fare calcoli, giocare a scacchi meglio di noi umani, tuttavia la tecnologia compie quotidianamente passi da gigante; i ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory dell’Mit hanno elaborato un programma in grado di intuire come si comporterà un essere umano, sulla base dell’analisi di grandi dati “grezzi”, come ad esempio le informazioni raccolte nei server di Google e Facebook.

Ma cosa sono i Big Data?

Big Data è il termine utilizzato per descrivere una raccolta di dati estesa: gli Zettabyte, ovvero miliardi di Terabyte. Oggi si sente parlare molto spesso di Big Data in relazione all’analisi dei database generati dal web, in particolare da social media e app per smartphone, ma le sue applicazioni più importanti sono nel campo della scienza. Telescopi come il Kepler della Nasa setacciano costantemente lo spazio registrando dati di ogni tipo e generando database enormi.
Come tutti i meccanismi di data science – analisi scientifica di grandi moli di dati – il dispositivo è pensato per estrarre informazioni, individuare pattern e relazioni, ed infine estrapolare previsioni.

I ricercatori dell’Mit hanno messo a punto una tecnica, definita Deep Feature Synthesis, che permette alla macchina di individuare da sola le variabili rilevanti all’interno di un database, ed intuire come utilizzarle. Fino a poco tempo fa questo lavoro veniva svolto dall’uomo, il quale sceglieva gli elementi rilevanti (età, sesso, o formazione scolastica degli utenti di un sito web), intuiva quali potessero essere le correlazioni nascoste e, sulla base di queste, chiedeva al computer di effettuare i calcoli.

Per verificare l’efficacia di questo dispositivo, i ricercatori dell’Mit hanno iscritto la loro macchina a tre competizioni di data science, nel corso delle quali il computer ha gareggiato contro 906 team di ricercatori. In una di queste gare si chiedeva di predire quali tra gli studenti di un programma di apprendimento online avrebbe abbandonato il corso a 10 giorni dall’inizio. Il dispositivo ha risolto il problema, intuendo che bastava guardare due variabili. La prima: con quanto anticipo gli studenti iniziassero a lavorare agli esercizi; la seconda: il tempo medio che trascorrevano sul sito del corso. Grazie a questa “intuizione”, senza nessun aiuto umano, la macchina è riuscita a superare l’86% dei partecipanti. L’algoritmo è riuscito a prevedere quali progetti sarebbero stati considerati interessanti dal pubblico, riconoscendo addirittura quali compratori di un sito di shopping online sarebbero diventati clienti abituali.

Si può pensare a questa macchina come a un dispositivo che completa l’intelligenza umana, analizzando moli di dati che altrimenti resterebbero inutilizzate.

Queste sono solo le basi da cui partire per realizzare grandi cose.