30 settembre 2015

Quanto influiscono i social media sulla percezione personale che abbiamo della realtà esterna?

Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, solo per citarne alcuni, contano milioni (miliardi nel caso di Facebook e Youtube) di utenti attivi. Quotidianamente milioni di persone accedono ai vari canali social e gettano uno sguardo su ciò che sta accadendo nel mondo. Quando un argomento diventa virale sui social è difficile rimanere indifferenti: inevitabilmente ci si sente coinvolti. Le opinioni prendono forma, si creano confronti, si scoprono cose nuove.

Può succedere che talvolta i media tradizionali – e di conseguenza anche i social media- veicolino informazioni che in qualche modo contribuiscano al sedimentarsi di stereotipi di vario tipo, più o meno innocui. Ad esempio: se pensiamo all’Africa, quali sono le prime cose che ci vengono in mente? Molto probabilmente volti spauriti di bambini, scene di violenza e arretratezza, persone denutrite o malate. Come mai accade ciò? Sicuramente il bombardamento mediatico al quale siamo continuamente esposti ha contribuito: spot televisivi, cartelloni pubblicitari, articoli di giornale, veicolano una certa immagine dell’Africa che inevitabilmente viene assimilata. Ma siamo proprio sicuri che l’Africa sia solo questo?

Il fotografo Peter DiCampo e lo scrittore Austin Merril hanno vissuto in Africa per lavoro diversi anni e, col passare del tempo, hanno sviluppato un sentimento di insofferenza verso l’immagine mediatica che ne veniva veicolata al mondo esterno. Allora hanno iniziato a fotografare: ogni giorno scattavano foto con i loro cellulari, ritraendo scene di vita quotidiana. Per diffondere le foto hanno aperto un account su Instagram con il nome di “everydayafrica”, cercando di coinvolgere anche altri fotografi in questo progetto. Il loro intento era quello di mostrare come l’”estremo” che viene sempre associato a questo Paese, conviva in realtà con il “familiare”, ossia “the everyday”, che dà il nome al progetto. Le foto di persone comuni che ogni giorno fanno cose comuni, hanno quindi contribuito a sfatare – almeno in parte – quei cliché e quegli stereotipi sulla guerra, la povertà e la malattia, associati da tempo immemore all’Africa.
Era il 2012 quando l’account di “everydayafrica” è stato aperto. Ad oggi, conta più di 170.000 follower e le foto scattate sono state esposte l’anno scorso anche al Photoville festival a New York, riscuotendo un successo clamoroso.

Nel 2014 su Instagram il progetto ha avuto una vera e propria diffusione a macchia d’olio: sono nati tantissimi account dedicati ad altri paesi e quartieri. Asia, Iran, Egitto, Bronx… L’intento è sempre quello: raccontare al mondo intero, attraverso scatti di vita quotidiana, tutto ciò che non passa attraverso l’imbuto mediatico.
A maggio 2015, Lavinia Parlamenti e Veronica Daltri, entrambe fotografe, hanno fondato “Everyday_Italy”. Ogni settimana viene scelto un fotografo professionista – ma non necessariamente – che ha il compito di narrare la “sua” Italia di tutti i giorni. Inoltre, chiunque si può candidare per prendere parte al progetto usando su Instagram l’hashtag dedicato: #everyday_italy.

Noi vogliamo partecipare a The Everyday Project , e voi?